...l'essenziale è invisibile agli occhi...e inaudibile dai nostri timpani.
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Quando ti penso, |
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"Ti ho descritto paesaggi di rovine Ti ho raccontato di uomini Ti canto la solitudine di sentire un vuoto, |
E' un sottile dolore, un dispiacere, una malinconia, quella che mi porto dentro. Non è una devastazione, ma un broncio, un languido pensiero che all'improvviso mi porta a sfocare la realtà che mi circonda e mettere a fuoco tutto il mio vissuto interiore. E allora mi guardo dall'esterno, o meglio ho l'illusione di farlo perchè in realtà mi sto solo guardando dentro dall'alto della mia mente... Mente... Che interpreta il mio sottile dolore come fallimento, come devastazione, come inconcludenza... Come di un permesso a sentirmi diversa, distante, incompresa, perchè io ho la malinconia dentro e voi non la potete vedere. Sorrido, rido, scherzo, faccio follie...."ma tu sei strana", ma io ho lei dentro. E mi sento unica, e sola per questo.
Il mio dolore sottile diventa un disagio sociale, mi porta ad essere distante da tutti i prototipi sociali, perchè il mio è unico, solo.... I dolori non sono uguali a nessun altro. E te lo porti negli occhi da quando sei nato, lo vedo nell'espressione di quando ero bambina, neonata, e i neonati tristi quando li fotografi hanno paura, hanno un luccichio nello sguardo e le labbra verso il basso, semichiuse. Non capiscono, sono sballottolati...vorrebbero solo essere rassicurati.
Ora ho 23 anni, e cerco come tutti di costruirmi una vita, ma soprattutto cerco di costruirmi una vita come la voglio io, che mi piace: tra le varie scelte io cerco di prendere quelle più carine. Ma poi mi chiedo, che me ne faccio di una vita carina se poi ho un dolore dentro? Che me ne faccio della vita comoda se poi dentro, c'è la malinconia, il mio dispiacere. Un dispiacere che esiste, ma che non ha causa, non ha origine, perchè si è legato a me nell'istante esatto in cui mi sono originata io stessa, ce l'avevo già da neonata. E allora mi chiedo: com'è possibile slegarsi da qualcosa che fa parte di noi?com'è possibile abbandonare questo dolore? come si può attraversalo e combatterlo? Ma il dolore poi, si combatte?
Oggi ho cercato di scriverlo, e di comprenderlo. Chissà che domani diventeremo buoni amici.

Sai, certe volte lo sento quello spazio vuoto dentro di me, che mi divide a metà: la parte piena, e la parte vuota. Che aspetta di essere colmata da Te.

Ho lasciato la penna nel cassetto, insieme a tutto quello che c'è dentro di me. Perchè è più semplice vivere soffocando l'inquietitudine che spesso salta fuori a ricordarmi che qualcosa non va, qualcosa necessita di essere cambiato. Trovare la risposta è possibile, ma non è fattibile mettere in gioco se stessi, scavarsi dentro e lasciare uscire fuori la persona che realmente ci sentiamo di essere. E' più semplice questa spensieratezza, questo non soffermarsi troppo a pensare se quello che sto facendo è la cosa giusta...Sfuggire allo specchio per non chiedermi se quella persona sono realmente io. Ma soprattutto sfuggire alla possibilita di lasciare scivolare due parole su di un foglio, e rileggerle e scoprire che quello che vedo è quella che sono, e quello che scrivo è ciò che sento....Io sono viva!E potrei fare tante cose!
Ma sopratutto io ho una persona dentro che vuole essere mostrata e che non vuole avere paura di essere accettata. E' stanca di essere continuamente nascosta e di vergognarsi del semplice motivo di esistere.
Ho voglia di riflettere, e di riprendere quella strada che avevo abbandonato...adagio.
..forse il segreto è comprendersi ed accettarsi per quel che si è, e non cercare di cambiarsi per migliorarsi...
Non voglio sentirmi in colpa per quello che gli altri chiamano i miei errori;
e magari se proprio dovete, giudicatemi un pò più in là delle vostre proiezioni.
Stiamo costruendo nuove strade da percorrere.
Salite,discese,curvoni,dossi....burroni...
Forse sarà la rabbia ma...non si può continuare a fare lo stesso gioco.
Bisogna schiantarsi prima o poi contro la maledetta consapevolezza e farsi anche male, un dolore atroce, ma almeno insieme alle costole rotte ci saranno anche i frantumi di un catenaccio che legava dal retro il portone della consapevolezza.
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Abbiamo passeggiato a lungo sul pentagramma del tempo, |
| Non respiro bene. Cerco invano una bolla di ossigeno -C'è aria sporca. Aria impura- C'è bisogno di un ricambio: apro le finestre e butto giù qualcosa. Attenti di sotto. |
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Sulla mia strada l'orizzonte è ancora lontano per fortuna, ma se mi volto a vedere dietro, il tempo, non mi sembra abbastanza, per riparare. La mia strada è piena di sorrisi, e riflessioni, è bella pulita e stirata che quasi non ho il coraggio di usarla per paura di sgualcirla... e così ci rifletto su, rifletto. La mia strada è normale, ma non mi ci trovo poi tanto bene... (Io, ho paura di lasciare la via vecchia per la nuova:so quel che lascio, ma non so quel che trovo, e di questo passo non lo saprò mai!) E' buffo osservare, da dietro il guard-rail, la gente che passa......ah! Io, voglio sentirmi libera e non vendere me stessa per qualcos'altro; voglio sentirmi libera di Pensare, di Fare, di Vivere, di essere Vera... Voglio vivere la Mia strada, e lasciarle il Mio Sangue.... La mia, e non è quì. |
Ma fondamentalmente a che serve farsi tante pippe mentali, mi sento bene nei miei squilibri, e mi riconosco nelle mie esagerazioni, conosco la mia verità inesplicabile e alla fine non mi interessa più di tanto conoscere quella degli altri....Fin quando il sole partorisce dalla terra e muore nel mare, e la luna gli fa la veglia è tutto meraviglioso così com'è e non ce n'è prorpio il bisogno di complicarselo.....
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Sono quì, ma solo per il momento |
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Siamo così vigliacchi
Ma siamo forti, |